Archive for March, 2008

Song 2

Wednesday, March 26th, 2008
Well I lie and I'm easy
All of the time but I'm never sure when I need you
Pleased to meet you

EeLIiiiSss!
Quest'urlo gracchiato fuori a pieni polmoni mi rimbalza nella testa da giorni.

Sabato sera, il teatro cittadino, calco la scena con invidiabile sicurezza.
Il pubblico non e' quello delle grandi occasioni, qualche amico, molti conoscenti, ladies and gentlemen di oltremare.
Non sono un grande attore, ma ho le mie serate, quelle serate in cui riesco a capire perfettamente cosa il pubblico voglia da me, sono li' sul palco a danzare a cantare a muovermi frenetico, ridere, sorridere piangere, farmi serio e poi saltare da una parte all'altra come foca ammaestrata, ci sono quelle serate in cui il pubblico mi fissa attonito e questo mi e' sufficiente per capire cosa voglia.
In quelle serate capita spesso che il pubblico rimanga comunque insoddisfatto.
Desiderare e' un'arte ben piu' difficile del teatro.

Le due ragazze americane in prima fila si erano fatte un po' sfrontate.
Ho una discreta presenza scenica si' che un certo pubblico mi apprezza anche per quello, in genere un certo pubblico femminile.
Le due ragazze avevano iniziato a recitare la loro parte, quel teatrino fatto di sguardi, di sorrisi, le due ballavano scambiandosi i ruoli, l'una fissa l'altra ride, l'una parla, l'altra si avvicina.
Dal canto mio, son professionale, non si fissa il pubblico, non si flirta con le
prime file, si recita imperterriti conservando pathos e sentimento per il palco.
Che siano le luci di scena veicolo per lo spettacolo, non squallidi approcci da osteria.
Sguardo basso, porto avanti il dialogo, mi sposto e mi muovo sul palco, ma gli altri attori non rimangono impassibili a tali attenzioni.

"Hey guarda quelle due mi sa che ce l'hanno con te"
"Si' ho notato, non mi va, facciamo finta di niente"

Son professionale, fino ad un certo punto.
L'approccio finale non e' stato dei piu' delicati, di quelli o la va o la spacco, l'una scaraventa l'altra addosso al sottoscritto, prodigandosi in falsissime scuse di circostanza.
L'errore forse e' stato qui, se fossi veramente professionale avrei accettato le scuse, finto imbecillita' senile e con lo sguardo altrove avrei girato il culo e continuato il mio show.
Invece le faccio salire sul palco, se vogliono far parte del mio spettacolo queste son le scale, ecco la mia mano, prendetela e salite con me sotto i riflettori.
E lo spettacolo si trasforma, so che non dovrei improvvisare, non sono bravo ad improvvisare, mi serve tempo per capire cosa fare, per dividere il giusto dallo sbagliato.
Invece improvviso, e quando lo faccio il canovaccio e' sempre lo stesso, una breve ma intensa escalation di cazzate in sequenza per la gioia di grandi e bambini.

Jennifer non ha un fisico, non ha un corpo a pera di carne molle, non ha le gambe tozze, non ha un vestito ridicolo. Jennifer ha un sorriso, dei capelli a caschetto e una gran faccia tosta.
Jennifer e' simpatica, meglio non scendere nei dettagli.

Alice, invece, potrei stare ad osservarla per ore. Alice e' bassa e bionda, ma quello che colpisce di lei e' un'altra cosa.
Alice e' decisamente ubriaca.

La parte difficile e' capire i ruoli. C'e' un palco con tanti tizi sopra, la maggior parte sono comparse, ci sono quelli che hanno poche battute, c'e' il protagonista, e quello sono io, sempre io, primo attore e regista di farse di quart'ordine.
Nel dramma c'e' la scontatissima storia d'amore e quindi serve una lei che apra il cuore al protagonista, che risponda miele al miele, che sporga le labbra per baci appassionati. Una lei, quale?

Jennifer o Alice ?

Io lascio che il fiume scorra, che il cadavere del mio nemico giunga al mio mulino, che siano loro a darsi i ruoli, io drizzo le antenne, si', solo le antenne, e cerco di capire.
Nel lungo discorrere sulle operazioni aritmetiche di base, salta fuori che Jennifer e' la mia lei predestinata. L'altra e' troppo occupata ad ondeggiare sulle gambe malferme e blaterare frasi sconnesse.

In ogni grande dramma c'e' un momento tale per cui il dubbio si insinua nell'animo del protagonista, il giusto e lo sbagliato si confondono nella sua mente, la nebbia dell'esitazione lo avvolge, e per un momento un solo momento, se il fato avesse la forza di intervenire, il peggio potrebbe essere scampato.
E in quel momento quando muto la guardo e aspetto, aspetto che legga nel mio viso che per me lei e' meno di zero, tre metri sotto il culo, soltanto un fastidioso diversivo nell'arco del sabato sera.
In quel momento non accade niente, solo due facce che si guardano.

Forse avrei potuto usare le parole, spiegarle con gentilezza che era stato simpatico parlare con lei, ma che non ero interessato ad approfondire questa conoscenza. O se fossi mancato di coraggio avrei potuto sorridere e continuare a parlare del rarefatto nulla fino a quando l'ora non si fosse fatta tarda e le scuse plausibili.
Invece l'apprezzamento del pubblico va premiato, cosi' la prendo, le offro da bere, la bacio, come desiderava.
Come se l'adorassi.
Come un grande attore.

La scena si fa di nuovo affollata, i miei amici si stanno divertendo con Alice in versione studentessa di italiano. La ragazza mostra una straordinaria capacita' di apprendimento della lingua e della cultura del belpaese, con particolare cura per alcune celebri battute del film "Amici miei".
Io guardo Alice e penso che in fondo non e' poi cosi' ubriaca.

"La tipa bionda si e' lamentata perche' hai scelto l'altra al posto suo" mi giunge all'orecchio mentre stringo la pacioccosa mano di Jennifer.

In ogni grande serata c'e' un momento tale per cui la birra riempe la vescica del protagonista e lo costringe a recarsi al cesso.

Come ogni serata che si rispetti anche questa ha la sua fila per il bagno, una serpentina di attori e comparse che pazienti uno dietro l'altro attendono il loro momento per soddisfare i vari bisogni fisiologici.
E come in una metaforica discesa agli inferi mi trovo in fondo alle scale a pochi metri dall'agognato cesso quando mi accorgo che dietro di me c'e' Alice.

Alice e' la tentazione, e' quello che non dovresti neppure pensare.
Alice e' l'undicesimo comandamento da rispettare, "Aspetta almeno 5 minuti prima di tradire una ragazza con la sua amica".
Alice e' pochi gradini sopra di me e mi guarda con le palpebre a mezz'asta e un sorriso ebete stampato sulla faccia.
Mi guarda, mi sussurra qualcosa e si avvicina.

La bacio e aspetto che succeda quel che deve succedere.
La bacio e guardo l'orologio.
La bacio e conto i minuti.

Alice e' il secondo errore che cancella il primo.

Undici.

EeLIiiiSss!

Very Ape

Tuesday, March 4th, 2008

Partiamo dal principio.
Sono nato.
Cinghiale, Rospo, Mosca, Cane, Gatto, sono nato Uomo, e a dirla tutta non farei a cambio neppure in una seconda ipotetica vita.
Maschio o Femmina, ho optato per il Maschio, ha i suoi pro e i contro ma a dirla tutta preferisco farmi la barba una volta ogni 3 giorni piuttosto che sentirmi fortunata se sanguino una volta al mese.
Gira la ruota e scoprirai dove nasci, poteva capitarmi il Darfur, il Burundi, la Patagonia, un sobborgo di Detroit o il deserto australiano, mi e' toccata l'Italia e sinceramente ringrazio.
Il mare, il sole, la montagna, tutto l'umorismo di un mondo che ci invidia la storia antica e ci deride per la contemporanea.
La fottuta arte che educa gli occhi e solleva l'anima, la cucina non quella ricercata ma quella buona, l'omino vestito di bianco. Pellegrini estasiati si inchinano di fronte a tutto cio' ed io la vivo, la mangio e sopporto a fatica.
Poteva essere ovunque in Italia, Roma o Firenze come Caldaro sulla strada del vino o Frittole, e' stata Siena e forse non poteva andare meglio.
Adesso parlo Senese, parlo Toscano e la gente sorride a sentirmi parlare, dice che e' divertente e mette allegria, sara' per via dei comici.
Per essere precisi, perche' spesso mi si chiede, sono del Bruco e per questo ho imparato cosa significa attendere , ma poi la sorte mi ha ripagato con piu' di quanto era lecito sperare.

E tutto questo per dire che gia' prima di nascere mi e' andata di culo.

Poi uno nasce vive e diventa tutto quello che e' desiderabile diventare.
Alto bello e biondo, manca qualcosa? Intelligente pare.

Ogni tanto la vita ti pone delle questioni davanti e fai delle scelte, e' una roulette, si rischia, si scommette alla cieca.
Voglio Ingegneria. Ingegnere.
Voglio Bologna. Bologna.

Tutto quello che volevo l'ho ottenuto, che mi piaccia o meno non mi va d'inventarmi nuovi desideri e raggiungere pure quelli. Non posso semplicemente sedermi ed accontentarmi, fermarmi un attimo e dire ok basta lascio a voi che volete i soldi, la fama, la famiglia, la felicita', una bella macchina, un cane, un gatto, un bambino. Io mi fermo qui.

Non si puo', mi verra' in mente qualcos'altro.