Song 2
Sottotitolo Stikazzi
Well I lie and I'm easy
All of the time but I'm never sure when I need you
Pleased to meet you

EeLIiiiSss!
Quest'urlo gracchiato fuori a pieni polmoni mi rimbalza nella testa da giorni.

Sabato sera, il teatro cittadino, calco la scena con invidiabile sicurezza.
Il pubblico non e' quello delle grandi occasioni, qualche amico, molti conoscenti, ladies and gentlemen di oltremare.
Non sono un grande attore, ma ho le mie serate, quelle serate in cui riesco a capire perfettamente cosa il pubblico voglia da me, sono li' sul palco a danzare a cantare a muovermi frenetico, ridere, sorridere piangere, farmi serio e poi saltare da una parte all'altra come foca ammaestrata, ci sono quelle serate in cui il pubblico mi fissa attonito e questo mi e' sufficiente per capire cosa voglia.
In quelle serate capita spesso che il pubblico rimanga comunque insoddisfatto.
Desiderare e' un'arte ben piu' difficile del teatro.

Le due ragazze americane in prima fila si erano fatte un po' sfrontate.
Ho una discreta presenza scenica si' che un certo pubblico mi apprezza anche per quello, in genere un certo pubblico femminile.
Le due ragazze avevano iniziato a recitare la loro parte, quel teatrino fatto di sguardi, di sorrisi, le due ballavano scambiandosi i ruoli, l'una fissa l'altra ride, l'una parla, l'altra si avvicina.
Dal canto mio, son professionale, non si fissa il pubblico, non si flirta con le
prime file, si recita imperterriti conservando pathos e sentimento per il palco.
Che siano le luci di scena veicolo per lo spettacolo, non squallidi approcci da osteria.
Sguardo basso, porto avanti il dialogo, mi sposto e mi muovo sul palco, ma gli altri attori non rimangono impassibili a tali attenzioni.

"Hey guarda quelle due mi sa che ce l'hanno con te"
"Si' ho notato, non mi va, facciamo finta di niente"

Son professionale, fino ad un certo punto.
L'approccio finale non e' stato dei piu' delicati, di quelli o la va o la spacco, l'una scaraventa l'altra addosso al sottoscritto, prodigandosi in falsissime scuse di circostanza.
L'errore forse e' stato qui, se fossi veramente professionale avrei accettato le scuse, finto imbecillita' senile e con lo sguardo altrove avrei girato il culo e continuato il mio show.
Invece le faccio salire sul palco, se vogliono far parte del mio spettacolo queste son le scale, ecco la mia mano, prendetela e salite con me sotto i riflettori.
E lo spettacolo si trasforma, so che non dovrei improvvisare, non sono bravo ad improvvisare, mi serve tempo per capire cosa fare, per dividere il giusto dallo sbagliato.
Invece improvviso, e quando lo faccio il canovaccio e' sempre lo stesso, una breve ma intensa escalation di cazzate in sequenza per la gioia di grandi e bambini.

Jennifer non ha un fisico, non ha un corpo a pera di carne molle, non ha le gambe tozze, non ha un vestito ridicolo. Jennifer ha un sorriso, dei capelli a caschetto e una gran faccia tosta.
Jennifer e' simpatica, meglio non scendere nei dettagli.

Alice, invece, potrei stare ad osservarla per ore. Alice e' bassa e bionda, ma quello che colpisce di lei e' un'altra cosa.
Alice e' decisamente ubriaca.

La parte difficile e' capire i ruoli. C'e' un palco con tanti tizi sopra, la maggior parte sono comparse, ci sono quelli che hanno poche battute, c'e' il protagonista, e quello sono io, sempre io, primo attore e regista di farse di quart'ordine.
Nel dramma c'e' la scontatissima storia d'amore e quindi serve una lei che apra il cuore al protagonista, che risponda miele al miele, che sporga le labbra per baci appassionati. Una lei, quale?

Jennifer o Alice ?

Io lascio che il fiume scorra, che il cadavere del mio nemico giunga al mio mulino, che siano loro a darsi i ruoli, io drizzo le antenne, si', solo le antenne, e cerco di capire.
Nel lungo discorrere sulle operazioni aritmetiche di base, salta fuori che Jennifer e' la mia lei predestinata. L'altra e' troppo occupata ad ondeggiare sulle gambe malferme e blaterare frasi sconnesse.

In ogni grande dramma c'e' un momento tale per cui il dubbio si insinua nell'animo del protagonista, il giusto e lo sbagliato si confondono nella sua mente, la nebbia dell'esitazione lo avvolge, e per un momento un solo momento, se il fato avesse la forza di intervenire, il peggio potrebbe essere scampato.
E in quel momento quando muto la guardo e aspetto, aspetto che legga nel mio viso che per me lei e' meno di zero, tre metri sotto il culo, soltanto un fastidioso diversivo nell'arco del sabato sera.
In quel momento non accade niente, solo due facce che si guardano.

Forse avrei potuto usare le parole, spiegarle con gentilezza che era stato simpatico parlare con lei, ma che non ero interessato ad approfondire questa conoscenza. O se fossi mancato di coraggio avrei potuto sorridere e continuare a parlare del rarefatto nulla fino a quando l'ora non si fosse fatta tarda e le scuse plausibili.
Invece l'apprezzamento del pubblico va premiato, cosi' la prendo, le offro da bere, la bacio, come desiderava.
Come se l'adorassi.
Come un grande attore.

La scena si fa di nuovo affollata, i miei amici si stanno divertendo con Alice in versione studentessa di italiano. La ragazza mostra una straordinaria capacita' di apprendimento della lingua e della cultura del belpaese, con particolare cura per alcune celebri battute del film "Amici miei".
Io guardo Alice e penso che in fondo non e' poi cosi' ubriaca.

"La tipa bionda si e' lamentata perche' hai scelto l'altra al posto suo" mi giunge all'orecchio mentre stringo la pacioccosa mano di Jennifer.

In ogni grande serata c'e' un momento tale per cui la birra riempe la vescica del protagonista e lo costringe a recarsi al cesso.

Come ogni serata che si rispetti anche questa ha la sua fila per il bagno, una serpentina di attori e comparse che pazienti uno dietro l'altro attendono il loro momento per soddisfare i vari bisogni fisiologici.
E come in una metaforica discesa agli inferi mi trovo in fondo alle scale a pochi metri dall'agognato cesso quando mi accorgo che dietro di me c'e' Alice.

Alice e' la tentazione, e' quello che non dovresti neppure pensare.
Alice e' l'undicesimo comandamento da rispettare, "Aspetta almeno 5 minuti prima di tradire una ragazza con la sua amica".
Alice e' pochi gradini sopra di me e mi guarda con le palpebre a mezz'asta e un sorriso ebete stampato sulla faccia.
Mi guarda, mi sussurra qualcosa e si avvicina.

La bacio e aspetto che succeda quel che deve succedere.
La bacio e guardo l'orologio.
La bacio e conto i minuti.

Alice e' il secondo errore che cancella il primo.

Undici.

EeLIiiiSss!

14 commenti a “Song 2”

  1. [Dalamar] vi dice, 'Scusate la lunghezza, ma il blog non e' la forma di scrittura a cui punto, voglio scrivere, magari iniziare da racconti tipo questo.
    Vorrei farne diversi, ma fatico moltissimo a scrivere, ho le idee ma mi fermo sempre sulle parole, sceglierle, metterle insieme, ... ma la parte piu' difficile e' essere soddisfatti del risultato finale.

    Mi fate un piacere se mi dite cosa vi piace e cosa non vi piace del racconto, dello stile, di qualsiasi cosa. Voglio Migliorare. Voglio Scrivere e un giorno magari essere letto.'


  2. [Catrone] vi dice, 'Mi e' decisamente piaciuto. Lo stile mi piace molto e non ho nessun consiglio per migliorarlo, anzi, secondo i miei gusti lo lascerei proprio cosi'.

    Ottima l'idea di descrivere Jennifer non per come e' ma per come non e'!
    Unico appunto magari, la mano "pacioccosa"... dalla descrizione non me la sarei aspettata cosi', ma forse era messa apposta per quello, per creare contrasto?

    Comunque, ottimo lavoro, continua cosi'!'


  3. [Darioun] vi dice, 'Beh capo, se l'idea che volevi trasmettere è quella di distacco totale del tuo protagonista rispetto agli eventi ci sei riuscito.
    L'impressione che mi ha dato è stata quella di una serie di fotogrammi (in bianco e nero sia chiaro) in (neanche troppo) rapida successione piuttosto che non quella di un film.
    In un racconto breve come questo funziona bene e ha fascino; in uno svolgimento più lungo diventerebbe forse faticoso da seguire. Questo per quanto riguarda lo stile. A livello di gradimento mio, personale e del tutto soggettivo (quindi prendilo per quello che è) devo dire che non lo ho trovato estremamente ben scritto ma non coinvolgente, non sono riuscito ad appassionarmi. Mi è sembrato quasi un documentario, forse per la scelta delle parole, anche troppo ricercata.
    Da aspirante scrittore ad aspirante scrittore devo dire che capisco il tuo dilemma. Riuscire a essere soddisfatti del risultato. Ricorda però che noi siamo sempre i più severi giudici di noi stessi e nell'ossessiva ricerca dell'originalità, di uno stile che sia nostro e dei messaggi che vogliamo trasmettere; rischiamo di perdere di vista quello che dovrebbe essere il nostro obiettivo. Raccontare una storia, come se fossimo cantastorie del medioevo. A meno che non stiamo scrivendo prima di tutto per noi stessi, nel qual caso scrivere su un diario è perfetto.'
  4. [Darioun] vi dice, 'scusa errore nel commento... intendevo dire che lo ho trovato estremamente ben scritto, mi è partito un NON di troppo. Acc vedi a scrivere dal lavoro, uno non fa in tempo a rivedere bene i testi...'
  5. [Nikea] vi dice, 'L'idea, che la vita e' un eterno palcoscenico in cui le persone sono personaggi che interpretano se' stessi, e' un 'luogo' abbastanza comune. Ma devo dire che al principio eri talmente realistico nel raccontare i fatti che ti immaginavo proprio su un palco intento a recitare :)
    Per quanto riguarda il racconto a me e' piaciuto molto; questo susseguirsi di particolari descrittivi e di eventi, che lascia al lettore quel giusto spazio all'immaginazione senza cadere nell'ovvieta'. Coinvolgimento, attenzione, curiosita'... e' cio' che hai dato in questi minuti di lettura a me. Grazie :)'
  6. [Gweniver] vi dice, 'Te l'ho detto, mi piace molto come scrivi! =)
    Se proprio ci si aspetta un appunto o una possibilità di miglioramento, io ho sentito una sfumatura amara dietro alla descrizione dell'evento in chiave teatrale... Meno amarezza e più leggerezza e saresti vicino alla perfezione ;) Ho la tara che facendo la tesi su Calvino ormai sto in fissa con la leggerezza, ma sei stato tu a tirare in ballo i miei studi come motivazione di recensione ;P'
  7. [Dalamar] vi dice, 'Grazie a tutti per l'apprezzamento,
    Veniamo alle risposte:

    Catrone:"pacioccosa" e' solo un aggettivo stupido che e' messo li' per tirar fuori un sorriso.

    Darioun: Beh il distacco del protagonista dalle sue azioni e' il tema, la completa assenza di sentimento pure, so che questo stile e' adatto solo a pezzi brevi, e per adesso non mi cimento in altro sebbene cerchi pian piano di incrementare la lunghezza dei racconti.
    Non sempre l'obbiettivo e' raccontare una storia. Nel racconto ci sono dei fatti che accadono ma non sono centrali, centrale e' il gioco dei ruoli e degli spazi mentali che il protagonista si costruisce per dare un senso ad azioni che in realta' non lo hanno.
    Non mi interessava essere chiaro, e penso di potermelo permettere quando il racconto e' breve, comunque il lettore arrivera' in fondo.

    Nikea: il luogo e' abbastanza comune, pero' mi piace abb. come luogo :) Puo' ssere che ci ricaschi :)

    Gwen: Beh io sono molto piu' per l'amarezza :) per la leggerezza ci stiamo attrezzando anche se non e' molto nelle mie corde (a me calvino non fa impazzire) preferisco di gran lunga trattare temi leggeri magari frivoli, in modo grottesco o barocco. Forse un giorno scrivero' un testo epico sull'impresa di svegliarsi la mattina.'


  8. [Darioun] vi dice, 'Con questi presupposti, capo, direi che hai centrato perfettamente il tuo obiettivo. Hai un protagonista e narratore che si trova decisamente al di sopra degli eventi, consapevole della propria superiorità e che, un po' annoiatamente, "fa quello che deve fare" per rispetto al suo personaggio piuttosto che non perché lo voglia fare.
    Si, lui sa tutto, forse anche troppo.'
  9. [Clo'] vi dice, 'Capo a me piace davvero tantissimo come scrivi e l'ho sempre detto... Il racconto mi ha coinvolto, specie nel cercare dall'inizio di capire cosa stia realmente facendo il protagonista: recita, vive, tira a campare...?
    Trovo strana la sua scelta su Jennifer: sarebbe stato forse più ovvio Alice, più bella, ubriaca... Ok, la storia avrebbe perso il suo senso finale. Ma la mano pacioccosa no!
    Continua a scrivere capo, alla fin fine l'esperienza si fa solo continuando a provare.'
  10. [Nessuno] vi dice, 'Per un'assurda ed alquanto stramba associazione di idee, di primo acchito mi hai ricordato Andrea Pinketts. Mi piace la tua capacità di descrivere senza essere banale; per quanto mi riguarda sei riuscito a raccontare una situazione, in fondo neanche troppo originale, in maniera brillante e coinvolgente.
    Non ho abbastanza competenza da mettere in rilievo le eventuali imperfezioni e, tutto sommato, a questo m'importa sega. ;)
    Complimenti.'
  11. [Dalamar] vi dice, 'Thanks All,
    Non ho mai letto Pinketts.
    Clo', se il protagonista lascia che il fiume scorra non si pone il problema della scelta. Poi in fondo in fondo ogni racconto ha la sua base di verita', e la mano era veramente pacioccosa :)'
  12. [veronikahope] vi dice, 'una domanda: ma canti sul serio in un gruppo o è solo un racconto?
    cmq il racconto è molto bello!unico appunto(ma capisco il fluire rapido degli eventi per cui ci si ritrova catapultati, non si sa come, in luoghi "oscuri") :non si comprende come dal palco si passi a bere e ridere con amici vari.dove? gli spazi, a un certo punto, non sembrano ben delineati ma, se il tuo intento è ignorarli per dare al lettore l'impressione di atmosfera quasi onirica, questo cozza molto con il realismo spietato della prima parte. alcuni sogni però sono esattamente così: estremamente realistici in alcuni punti e totalmente non-sense in altri. potresti allora marcare sul passaggio di registro (da verista a onirico) per giustificare il non-luogo. una specie di espediente cinematofrafico, un "effetto visivo" si direbbe: catapultato in altri luoghi e atmosfere con non-ben-charo-in-testa chi dove come quando perchè. catapultato e basta. così sarebbe perfetto: connettivi tra luoghi e atmosfere differenti o stacchi netti (ma anche stile diverso però). fammi sapere!
    p.s. io adoro Calvino invece...anche se il mio stile è più epico che leggero...;-)'
  13. [Dalamar] vi dice, 'Allora,
    Non suono.
    Posso capire che sia fuorviante il titolo del pezzo pero', mi piace mettere titoli di canzoni come titoli di racconti. Spesso col racconto c'entra di piu' un estratto del testo che la canzone stessa.
    In questo caso il titolo e' significativo nel numero 2 ad indicare le due ragazze e se conosci la canzone, nel come sprigioni energia in un attimo, generando in pochi secondi un caos privo di alcun senso.
    Il palco di cui ho scritto, sarebbe il palco di un teatro, parlo di recitare.
    Non recito neppure.
    L'intento non era voler creare un non luogo tra il sogno ed il reale, piuttosto snocciolare il pensiero estremamente confuso di una persona che vive la sua vita come una recita, le cui azioni sono comandate da fattori esterni, il pubblico, il canovaccio, l'improvvisazione, piuttosto che da una volonta' propria.
    L'idea di alternare piu' stili, l'ho sempre in mente, anche se non so quanto riuscirei, ma in questo pezzo non volevo ottenere l'effetto chiarezza, piuttosto il contrario.'
  14. [Darioun] vi dice, 'Ciao capo. Vista la piega cha hai dato al tuo blog, se così si può chiamare, mi sono trovato a cercare di dare una forma compiuta alla selva di opinioni che mi sono fatto da un po' di tempo a questa parte sul perché e percome tenere un blog.
    A questo proposito volevo segnalarti un articolo che ho trovato in un sito che consulto ogni qual volta ho bisogno di un indirizzo per i testi che ho bisogno di scrivere per questioni professionali. Ci sono spunti interessanti:
    http://www.mestierediscrivere.com/testi/blogging.htm'

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