Ogni tanto nel gran caldrone di Usenet si trovano alcune perle rare che il web2.0 non riesce ancora a catturare.
Perche' sono le parole ad essere importanti, il modo di presentarle e' solo marketing di bassa lega.
Cito da un post di mur mur su it.arti.musica.rock .
>alcuni gelati erano veramente ambigui : penso al ghiacciolo arcobaleno, che avrebbe potuto veramente sfondare a Castro Street
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(Harvey Milk l'avrebbe apprezzato, sicuramente)
>Ma bisogna contestualizzare, c`era una certa innocenza,ai tempi.
ma certo, e nell'Arcobaleno c'era pure un naturale rigore cromatico (la successione dei colori rispetta quella dello spettro) mentre la progressione aromatica era la medesima di quella della vita che ci si prospettava: l'amarena dell'infanzia (dolce senza riserve) cedeva via via il passo ad un climax ascendente di asprezza/asperità mentre l'arancio trascolorava nel limone (giovinezza ed età adulta che si fanno sempre più gravose: la vita agra, citando Bianciardi) per terminare nel rimpianto forte e con retrogusto amarotico della menta (la vecchiaia ed il cupio dissolvi). Ti tastavi la mano e ci trovavi un fastidioso appiccicume, da leccare alla ricerca disperata di un ultimo appiglio al gusto delle cose perdute o lasciate alle spalle, del rimpianto e del rimorso. Restava allora solo lo stecchino, altro e altero nella sua lignea indifferenza: sarcofago o rigor mortis, a scelta (succhiarlo, a questo punto, equivaleva a perversione necrofila).
L'Arcobaleno era il nostro bildungseis e non ce ne rendevamo conto
ps: qualcuno provò mai ad affrontare l'Arcobaleno partendo dal fondo? sensazione orribile (il gusto di menta si sovrapponeva a quello del limone in un contrasto stridente) ed ennesima prova che se c'è una linearità nelle cose della vita essa va religiosamente osservata.
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